Tempo di credere

Tempo di credere

Edizione critica a cura di

Mariangela Maraviglia

 

 

Tempo di credere, terminato da don Primo nella seconda metà del 1940, viene sequestrato per ordine del Ministero della cultura popolare nel marzo 1941 e diffuso in forma clandestina negli anni successivo. E’ una meditazione sull’episodio evangelico dei due discepoli di Emmaus, ma il sequestro indica in modo eloquente che si tratta di una meditazione del tutto particolare. In anni in cui la cultura ufficiale definisce le persone e i popoli in base alla razza e alle alleanze di guerra, Mazzolari definisce la Chiesa come “focolare che non conosce assenze” e dedica il volume “alla legione degli smarriti sempre più vicina al mio povero cuore, sempre più cara al cuore di tutti”: propone dunque il principio dell’accoglienza. Gesù, che si fa uomo e che cammina con l’uomo, restituisce prospettive rinnovate all’intera vicenda umana; la consapevolezza dell’amore donato e condiviso permette di reinventare uno stile di carità che don Primo auspica fermento creativo dell’unità della Chiesa. Gli scriveva con profonda adesione Giancarlo Vigorelli: “Ho letto quasi tutto il tuo libro, che mi è sembrato ed è certo il tuo più carico ed intenso, il più giustamente disperato”.

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Tra l’argine e il bosco

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Pubblicato nel 1938

Non è un libro nato di getto. Raccoglie articoli e scritti vari, già pubblicati in terza pagina di quotidiani cattolici subito dopo l’esperienza pastorale di Cicognara (1921-1932). Sono gli anni che, scrive l’Autore, lo hanno “promosso uomo”, anni ricchi di ineffabili dolori, ma anche di gioie straordinarie. In questo libro abbiamo la più genuina autobiografia di Mazzolari. Le cose e le figure hanno dimensioni del suo cuore e parlano il suo linguaggio.

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Il mio parroco

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Questo libro è pubblicato in occasione di quel costoso passaggio da Cicognara a Bozzolo e fece la sua primissima pubblicazione presso il “suo” editore, Vittorio Gatti di Brescia: Il mio parroco (Confidenze di un povero prete di campagna – giugno 1932). Era un opuscolo di 32 pagine, bella stampa, bella veste tipografica, adatto proprio per farne “omaggio”: era il “biglietto di congedo” che lasciava ai suoi scopai di Cicognara, e insieme il “biglietto di presentazione” ai bozzolesi, dei quali si apprestava ad essere arciprete-parroco delle due parrocchie riunite sotto la sua unica guida.

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