Della tolleranza

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Edizione critica a cura di

Bruno Bignami

 
Mentre i carboni della guerra sono ancora incandescenti, don Mazzolari scrive di getto queste pagine sulla tolleranza. Il libro è concluso Nel marzo 1945. È frutto dei mesi di clandestinità, consumatisi dall’agosto del 1944 all’aprile dell’anno successivo. Don Primo soffre l’impotenza nella parola e nell’azione: per questo si ubriaca «di solitudine e di inchiostro». Costretto in esilio, si rifugia nella forza del pensiero. Scrive. Prega. Medita e riempie fogli. Gli fanno compagnia i libri, un platano a pochi metri dalla stanza e il cielo. Scrivere e riflettere sulla tolleranza è gesto di resistenza alla solitudine umana cui Mazzolari non intende rinunciare. Per lui è questione di sopravvivenza personale, di respiro interiore, prima ancora che condivisione di idee con altri. Il libro nasce come esercizio ascetico. Questo semplice fatto ci induce ad accostarlo in silenzio, con atteggiamento meditativo: cosa è tollerabile della propria umana solitudine? Come possiamo portare con noi e su du noi delle vicende storiche in cui ci troviamo?