Al via la causa per beatificare don Mazzolari

«Dalla Congregazione delle cause dei santi è arrivato il nulla osta a procedere per le cause di beatificazione di don Mazzolari e di monsignor Cazzani». Con queste parole il vescovo di Cremona Dante Lafranconi, ha comunicato ufficialmente il via libera all’apertura della tappa diocesana del cammino verso gli altari (“sì” ricevuto il 2 aprile 2015, Giovedì Santo) per due figure di sacerdoti cremonesi che hanno segnato la storia e non solo quella, della Chiesa, locale e no.
L’annuncio, dato al termine dell’assemblea diocesana del clero, è stato accolto da un grande applauso, segno della gratitudine e dell’attesa di una una comunità intera.

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Viaggio in Sicilia

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“Se si muove la terra si muove la Sicilia. Il resto è solo vaniloquio”.

Don Primo Mazzolari fu in Sicilia nel 1952, a qualche anno di distanza dall’epoca contadina per la terra, e subito dopo gli inizi di quella riforma agraria che avrebbe dovuto incamerane le grandi istanze. Venne in Sicilia da prete, da cattolico popolare impegnato nella questione sociale, e soprattutto da parroco contadino della Val Padana. Ed è il contadino padano che osserva, si pone domande, avanza proposte, in questo libretto, Viaggio in Sicilia, reportage di denuncia e proposta di governo della modernizzazione, al suo apparire rientrò, spiccando per autorevolezza morale, tra le molte voci (allora un vero coro, diremmo oggi, “trasversale”, perché raggruppava le diverse forze, e i migliori in queste) che animavano il meridionalismo incentrato sulla promozione civile e sociale del mondo contadino. Oggi documenta di una tra tante buone volontà frustrate, di una ragionevolezza presto confusa, di un sogno realizzabile sprecato. E alimenta la domanda, prima morale storica, del perché le cose dovettero andare come sono andate.

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Scritti politici

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a cura di:

Matteo Truffelli e Giorgio Campanini

 

Se per politica si intende l’amore per la città e l’impegno volto a realizzare una società più giusta, allora si può e si deve considerare quella di Mazzolari una delle voci più significative dell’Italia cattolica del Novecento. E’ l’amore per il suo paese che sta alla base della scelta interventista del 1915, delle prese di posizioni antifasciste degli anni ’20 e ’30, dell’opzione per la Resistenza, della scelta di campo per la Democrazia Cristiana fra il 1946 e il 1948, della battaglia condotta sulle colonne di Adesso, dal 1949 alla morte, per una società più libera e più giusta.

Un segreto filo lega fra loro gli ardori interventistici del 1915 e gli ultimi editoriali di Adesso dal 1949 alla morte, per una società più libera e più giusta.

Un segreto filo lega fra loro gli ardori interventistici del 1915 e gli ultimi editoriali di Adesso, nei quali veniva invocata una politica capace di impegnarsi a fondo per la giustizia e per soddisfare quelle che La Pira avrebbe chiamato «le attese della povera gente».

Pur coinvolto in maniera appassionata negli eventi del proprio tempo, Mazzolari mantenne sempre un approccio critico nei confronti della politica, un atteggiamento «di opposizione permanente» che costituì la caratteristica peculiare della sua lunga riflessione sul tema.

Accanto ai corposi volumi Discorsi, curato da Paolo Trionfini (EDB 2006) e Scritti sulla pace e sulla guerra, curato da Guido Formigoni e Massimo De Giuseppe (EDB 2009), questo degli Scritti politici viene a formare un «Trittico» prezioso per l’ampiezza dei testi, per l’apparato di note e per la cura dell’edizione critica.

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Tempo di credere

Tempo di credere

Edizione critica a cura di

Mariangela Maraviglia

 

 

Tempo di credere, terminato da don Primo nella seconda metà del 1940, viene sequestrato per ordine del Ministero della cultura popolare nel marzo 1941 e diffuso in forma clandestina negli anni successivo. E’ una meditazione sull’episodio evangelico dei due discepoli di Emmaus, ma il sequestro indica in modo eloquente che si tratta di una meditazione del tutto particolare. In anni in cui la cultura ufficiale definisce le persone e i popoli in base alla razza e alle alleanze di guerra, Mazzolari definisce la Chiesa come “focolare che non conosce assenze” e dedica il volume “alla legione degli smarriti sempre più vicina al mio povero cuore, sempre più cara al cuore di tutti”: propone dunque il principio dell’accoglienza. Gesù, che si fa uomo e che cammina con l’uomo, restituisce prospettive rinnovate all’intera vicenda umana; la consapevolezza dell’amore donato e condiviso permette di reinventare uno stile di carità che don Primo auspica fermento creativo dell’unità della Chiesa. Gli scriveva con profonda adesione Giancarlo Vigorelli: “Ho letto quasi tutto il tuo libro, che mi è sembrato ed è certo il tuo più carico ed intenso, il più giustamente disperato”.

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Tra l’argine e il bosco

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Pubblicato nel 1938

Non è un libro nato di getto. Raccoglie articoli e scritti vari, già pubblicati in terza pagina di quotidiani cattolici subito dopo l’esperienza pastorale di Cicognara (1921-1932). Sono gli anni che, scrive l’Autore, lo hanno “promosso uomo”, anni ricchi di ineffabili dolori, ma anche di gioie straordinarie. In questo libro abbiamo la più genuina autobiografia di Mazzolari. Le cose e le figure hanno dimensioni del suo cuore e parlano il suo linguaggio.

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Il mio parroco

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Questo libro è pubblicato in occasione di quel costoso passaggio da Cicognara a Bozzolo e fece la sua primissima pubblicazione presso il “suo” editore, Vittorio Gatti di Brescia: Il mio parroco (Confidenze di un povero prete di campagna – giugno 1932). Era un opuscolo di 32 pagine, bella stampa, bella veste tipografica, adatto proprio per farne “omaggio”: era il “biglietto di congedo” che lasciava ai suoi scopai di Cicognara, e insieme il “biglietto di presentazione” ai bozzolesi, dei quali si apprestava ad essere arciprete-parroco delle due parrocchie riunite sotto la sua unica guida.

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