Convegno di studio

Sabato 08 aprile 2017

Sala Civica comunale –  Piazza Europa, 19 – Bozzolo (MN )

Ore 9,30-13.00

CONVEGNO DI STUDIO

Don Primo Mazzolari, l’Assemblea Costituente e la Costituzione Repubblicana

Programma:

Saluto delle Autorità

Cinzia Nolli  – Sindaco di Bozzolo

Don Bruno Bignami – Presidente della “Fondazione Don Primo Mazzolari”

Introduzione e Presidenza – Giorgio Vecchio – d ocente di Storia Contemporanea, Università di Parma – p residente del Comitato Scientifico della Fondazione Don Primo Mazzolari

La chiesa, il mondo cattolico e la Costituzione

Francesco Malgeri  – Università La Sapienza di Roma

I costituenti Cattolici e l’Elaborazione della Costituzione

Nicola Antonetti  – Università di Parma – Presidente Istituto L. Sturzo di Roma

Don Primo Mazzolari e la Costituzione

Matteo Truffelli  – Università di Parma – presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana

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Impegno

Anno XXVI – n° 2 – Novembre 2015

In questo numero

Processo di beatificazione: si apre il dibattito

Nel 2016 convegno sui preti nella grande guerra

La parola a don Primo

Primo Mazzolari, Una riflessione nell’Anno giubilare: «L’uomo ha più bisogno di misericordia che di giustizia»

Speciale – Avviata la causa di beatificazione

BRUNO BIGNAMI, Don Mazzolari Servo di Dio: un percorso tra fede, ricerca storica e culto popolare

VITTORIO BELLAVITE, Il rischio della “fabbrica dei santi”. A lui non servono coreografie o medaglie

PEPPINO MAFFI, Il suo messaggio? Amare la Chiesa, allargare il cuore, far crescere la speranza

GIAN CARLO OLCUIRE – PAOLA SPRINGHETTI, Bisognava leggerlo due volte per capirlo. E i suoi pensieri profondi ci sfidavano…

ENRICO PEYRETTI, Piuttosto raccogliamone il mantello di profeta della pace e della giustizia

VITTORIO SANMARCO, Santità senza riduzioni al minimo sindacale. Scomodo confronto che interroga la vita

FABIO ZAVATTARO, Amava la Chiesa e la sognava rinnovata, una comunità di innamorati del vangelo

Dossier – Atti del convegno 2015

MARTA MARGOTTI, Cattolici e memoria della Resistenza: «Non è detto che la minaccia di tirannide sia tramontata

PAOLO TRIONFINI, Primo Mazzolari e la rilettura della Resistenza «Dobbiamo provare di essere degni della libertà»

ISOTTA PIAZZA, La memoria e la voce di un prete-scrittore. Don Luisito Bianchi romanziere della resistenza

LUDOVICO BETTONI, Le vicende della Resistenza a Bozzolo. . Note sul caso dei martiri Arini e Accorsi

GIANFRANCO RAVASI, Testimonianza moderna, fondata sul legame tra Chiesa, Parola di Dio e “piazza”

Scaffale

MICHELE RUGGIERO, Odore di terra. Sentieri tracciati da Giovanni Modugno, Primo Mazzolari, Grazie Maria Deledda   (G. Vecchio)

GIRGIO CAMPANINI, Dall’Unità al post-concilio. Vicende e figure del cattolicesimo parmense (P. Trionfini)

GIORGIO VECCHIO, L’Azione Cattolica del Vaticano II. Laicità e scelta religiosa nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta (M. Casella)

I fatti e i giorni della Fondazione

(a cura di G. Ghidorsi)

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Anteprima “Impegno” su: le parole del Papa, le visite di Sergio Mattarella e mons. Galantino

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L’ultima, in ordine di tempo, è stata la visita del Presidente della Repubblica: ma il 2016 ha riservato davvero tante occasioni e belle sorprese per la Fondazione Mazzolari e per chi abbia a cuore il messaggio di don Primo.

L’anno ricco di eventi comprende la visita, ad aprile, del segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, che a Bozzolo ha celebrato una messa a suffragio e ha fatto tappa in Fondazione. A giugno papa Francesco ha significativamente citato don Primo nel discorso di apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, mentre a ottobre è stato pubblicato un volume di padre Leonardo Sapienza su Mazzolari (La parola ai poveri), con un messaggio autografo di Bergoglio. Sempre nel corso dell’anno la Rai ha prodotto e mandato in onda un documentario che ha tratteggiato il ruolo di Mazzolari per mettere in salvo alcune famiglie ebree durante la seconda guerra mondiale; e del prete della Bassa lombarda si è parlato, sempre sulla Rai, durante la trasmissione “A sua immagine”.

Di queste opportunità e incontri si trova traccia nelle pagine di questo numero di «Impegno».

 

L’omaggio del

Capo dello Stato

 

Circa la presenza di Sergio Mattarella a Bozzolo, l’11 novembre, è proceduto tutto come da programma: visita – con accanto il vescovo di Cremona Antonio Napolioni e il parroco don Gianni Maccalli – alla chiesa di San Pietro, dove è sepolto il sacerdote, e alla adiacente canonica, che ne conserva lo studio e alcuni effetti personali. Poi – accompagnato dal sindaco Cinzia Nolli e dal ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini – la tappa alla Fondazione Don Primo Mazzolari, accolto dal presidente don Bruno Bignami e dal presidente del Comitato scientifico della Fondazione, Giorgio Vecchio. Qui sono stati mostrati a Mattarella l’archivio e la biblioteca di Mazzolari. Dopo la visione di un filmato con una omelia dell’antico arciprete, sono stati illustrati al Capo dello Stato alcuni scambi epistolari tra Mazzolari e Moro, Zaccagnini, Dossetti, Scoppola, La Pira, Alessi (presidente della Regione Sicilia negli anni ’50).

Il paese si è animato con tanta gente ad attendere Mattarella sia davanti alla chiesa parrocchiale sia alla Fondazione. I ragazzi delle scuole sono stati capaci di vivacizzare e rendere gioiosa e sorridente una visita di tale rilevanza.

«È stato un momento di grande intensità che ha messo in luce quanto in questi decenni la Fondazione ha costruito intorno alla figura di Mazzolari»: ha osservato don Bignami. Il Presidente della Repubblica «è rimasto favorevolmente impressionato dal lavoro di custodia, di ricerca e di rilancio del messaggio mazzolariano e ci ha incoraggiato ad andare avanti». Per Bignami, «la visita che il Capo dello Stato ha chiesto di effettuare qui a Bozzolo pone in evidenza un suo debito spirituale e culturale verso don Mazzolari, sacerdote che Mattarella ebbe tra i punti di riferimento della sua formazione giovanile. Era stato lo stesso Sergio Mattarella a segnalarlo durante la sua precedente visita, che risale al 1989. Mi pare si possa ora rilevare la volontà di tornare alle radici, alle motivazioni profonde dell’impegno politico di Sergio Mattarella».

Dal canto suo Giorgio Vecchio, dopo aver messo in luce l’attenzione mostrata da Mattarella per la figura di don Mazzolari e per i documenti e i materiali conservati in Fondazione, ha affermato: «L’importanza di questa visita è fuori discussione e rappresenta una conferma, al più alto livello, di una tendenza in corso: sono infatti numerosi gli esponenti politici che visitano i luoghi mazzolariani e che chiedono di confrontarsi con il lascito spirituale, culturale e politico di don Primo». Del resto «il ruolo politico di Mazzolari è oggettivo. Naturalmente il termine “politico” va qui inteso nel senso più ampio del termine: Mazzolari infatti è stato un grande educatore politico, richiamando in infinite occasioni i valori essenziali e lo stilo dello spendersi per il bene comune». La visita di Mattarella ha così nuovamente segnalato «l’eredità politica mazzolariana, che mantiene un grande valore anche ai giorni nostri».

Una dichiarazione equivalente lo stesso Capo dello Stato ha rilasciato, sempre a Bozzolo, intervistato dalla televisione della diocesi di Cremona. Poi, prima di ripartire per Roma, Mattarella ha scritto nell’Albo degli ospiti della Fondazione: «Con grande apprezzamento per l’impegno a trasmettere l’insegnamento e il messaggio, attualissimo, di don Mazzolari e con molti auguri per il futuro».

 

Jorge Mario Bergoglio

cita don Primo

 

Si diceva, quindi, di un anno intenso per la Fondazione. In questo senso assume un valore particolare la citazione di papa Francesco. L’occasione gli è fornita, il 16 giugno, dal discorso di apertura del Convegno ecclesiale della diocesi di Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il tema del Convegno è incentrato sulla recente esortazione apostolica dedicata all’amore nella famiglia: «“La letizia dell’amore”: il cammino delle famiglie a Roma alla luce dell’esortazione apostolica Amoris laetitia».

La citazione è collocata all’interno del commento di Amoris laetitia al numero 308. Il vangelo richiede di non giudicare e di non condannare, ma di assumere la compassione verso le fragilità umane. A questo punto Bergoglio apre una parentesi per spiegare il concetto che la Chiesa non è tenuta a condannare:

 

Mi è venuta tra le mani – voi la conoscete sicuramente – l’immagine di quel capitello della basilica di Santa Maria Maddalena a Vézelay, nel sud della Francia, dove incomincia il Cammino di Santiago: da una parte c’è Giuda, impiccato, con la lingua di fuori, e dall’altra parte del capitello c’è Gesù Buon Pastore che lo porta sulle spalle, lo porta con sé. È un mistero, questo. Ma questi medievali, che insegnavano la catechesi con le figure, avevano capito il mistero di Giuda. E don Primo Mazzolari ha un bel discorso, un Giovedì Santo, su questo, un bel discorso. È un prete non di questa diocesi, ma dell’Italia. Un prete dell’Italia che ha capito bene questa complessità della logica del Vangelo. E quello che si è sporcato di più le mani è Gesù. Gesù si è sporcato di più. Non era uno “pulito”, ma andava dalla gente, tra la gente e prendeva la gente come era, non come doveva essere. Torniamo all’immagine biblica: «Ti ringrazio, Signore, perché sono dell’Azione cattolica, o di questa associazione, o della Caritas, o di questo o di quello…, e non come questi che abitano nei quartieri e sono ladri e delinquenti e…». Questo non aiuta la pastorale!

 

Il riferimento esplicito è alla celeberrima predica del giovedì santo 3 aprile 1958, quando a Bozzolo Mazzolari tiene un discorso incentrato sulla figura di Giuda (omelia recentemente pubblicata nell’agile volume, curato da B. Bignami e da G. Vecchio per i tipi delle EDB, Misericordia per Giuda). Di fronte al mistero del male e alla decisione di Giuda di vendere il Cristo per trenta denari, don Primo non si è limitato a condannare Giuda, ma ha visto rispecchiato in lui la stessa debolezza e lo stesso peccato che abita il cuore di ogni uomo. Compito di Cristo, e quindi anche della Chiesa, non è di condannare, ma di chiamare a conversione.

La citazione mazzolariana all’interno del Convegno della diocesi di Roma conferma l’avvicinamento che si è consolidato in questi anni tra il Papa venuto dalla fine del mondo e il parroco di Bozzolo. Il Papa argentino ha potuto accostare alcuni testi di Mazzolari e vi ha trovato vicinanza di sguardi e affinità spirituali. Già nel febbraio 2016, in quaresima, infatti, aveva avuto modo di riflettere che Dio vuole salvare tutti, Pilato e Giuda compresi.

Tutto ciò fa molto piacere di questi tempi alla Fondazione Mazzolari di Bozzolo e alla diocesi di Cremona. Ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, fa capire che il parroco di Bozzolo ha avuto intuizioni che solo oggi, cinquant’anni dopo il Concilio Vaticano II, possiamo assaporare come profezie. La sua sofferenza per le incomprensioni subite alla metà del secolo scorso non è stata vana. Quando si dice che il tempo è superiore allo spazio…

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La più bella avventura

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La più bella avventura

Sulla traccia del ‘prodigo’

 

Edizione critica a cura di:

Marta Margotti

Con La più bella avventura , che è un ampio commento alla parabola evangelica del figliol prodigo, don Primo Mazzolari indicava «al cattolicesimo italiano la necessità di aprirsi ai “lontani” e di abbandonare ogni atteggiamento di paura e di contrapposizione polemica verso coloro che sbrigativamente erano considerati estranei, se non addirittura nemici, rispetto alla comunità cristiana. Pur senza nominarli, i protestanti, ma anche i modernisti, i liberi pensatori e gli spiriti critici nella Chiesa, erano gli interlocutori immaginati da Mazzolari durante la stesura del libro».

La più bella avventura fu condannato nel 1935 con lettera del Sant’Offizio. Attraverso l’analisi delle carte d’archivio recentemente rese consultabili, l’Introduzione alla presente edizione critica ricostruisce i passaggi che portarono alla sanzione del libro di Mazzolari: la denuncia, gli addebiti, i personaggi intervenuti. «La più bella avventura, sia per i contenuti che per le reazioni suscitate dalla sua pubblicazione, appare un testo esemplare della temperie spirituale e culturale attraversata dal cattolicesimo italiano tra le due guerre mondiali».

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Impegno

Anno XXVI – n° 1 – Aprile 2015 (50)

In questo numero

GIANNI BORSA, La Liberazione e Tu non uccidere: anniversari che interrogano questa nuova era di guerre

La parola a don Primo

Primo Mazzolari, «Chi fugge non è un uomo coraggioso». Una pagina sofferta del “diario” 1943

Studi, analisi, contributi

GIANNI BORSA, Tu non uccidere: “pacifismo evangelico” nato dalla condivisione dei drammi dell’umanità (intervista con Paolo Trionfini)

GIORGIO VECCHIO, La profezia sul Papa venuto da lontano: pelle nera e sguardo rivolto a Bozzolo

GIANNI BORSA, Venticinque anni, cinquanta numeri: gli indici della rivista «Impegno»

Dossier

Parlare al cuore dei “nativi digitali”. Mazzolari secondo i giovani d’oggi

MARIA CATERINA DE BLASIS, Don Primo Mazzolari parroco d’Italia. Un prete che conosce la sua gente e difende il primato della coscienza

FRANCESCO CERVELLERA, Tu non uccidere. La Libertà non ha bisogno dell’atomica, dall’odio non può nascere il bene

MARTA DAINESI, Risposta ad un avviatore. L’obiezione? Una danza della coscienza tra ribellione e appartenenza al mondo

GIUSEPPE MARANTO, La Via crucis del povero. Cristo è povero, il povero è Cristo. Una lettura che ribalta le prospettive

FLORIN D’AMATA, Lettera sulla parrocchia. Costruire comunità accoglienti, dove i poveri possano sentirsi a casa

LUCA NOTARISTEFANO, Come pecore in mezzo ai lupi. Ricerca della giustizia, coraggio delle idee. Il suo unico fine era il bene dell’uomo

Gli amici di Mazzolari

BRUNO BIGNAMI, Miglioli e Mazzolari: confronto lungo una vita tra il sacerdote e il sindacalista cremonese

Scaffale

I fatti e i giorni della Fondazione

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Della fede

 

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Edizione critica a cura di

Mariangela Maraviglia

 

«Riguardo al libro di Mazzolari, mi hanno dato di lui Informazioni così impressionanti, che non desidero pronunciare a riguardo della sua dottrina giudizio alcuno. Mi si dice che faccia  parte d’un gruppo di modernisti ».

Queste allarmate e lapidarie parole inviate il 17 luglio 1943 dal cardinale Ildefonso Schuster al vescovo di Cremona Giovanni Cazzani pongono una pietra tombale sulla possibilita di pubblicare il saggio della Fede che don Mazzolari aveva da poco concluso, ma che potrà vedere la luce solo nel 1955.

Il vescovo Cazzani, in una Lettera al parroco di Bozzolo rinvenuta di recente è qui pubblicata per la prima volta, si mostra preoccupato per le reazioni che Il libro puo suscitare.

Della fede, infatti, possiede all’ennesima potenza lo stigma mazzolariano della parola che comunica le urgenze dell’animo. Il saggio prende le distanze da un cristianesimo conformista, dallo scambio tra princìpi e falsi privilegi – trasparente il rimando all’abbraccio «costoso» con il fascismo – e individua i possibili interlocutori nei «cercatori di ogni strada», che si sono liberati «dalle strutture libresche per rigustare il sapore di un discorso umano»  

 

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Della tolleranza

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Edizione critica a cura di

Bruno Bignami

 
Mentre i carboni della guerra sono ancora incandescenti, don Mazzolari scrive di getto queste pagine sulla tolleranza. Il libro è concluso Nel marzo 1945. È frutto dei mesi di clandestinità, consumatisi dall’agosto del 1944 all’aprile dell’anno successivo. Don Primo soffre l’impotenza nella parola e nell’azione: per questo si ubriaca «di solitudine e di inchiostro». Costretto in esilio, si rifugia nella forza del pensiero. Scrive. Prega. Medita e riempie fogli. Gli fanno compagnia i libri, un platano a pochi metri dalla stanza e il cielo. Scrivere e riflettere sulla tolleranza è gesto di resistenza alla solitudine umana cui Mazzolari non intende rinunciare. Per lui è questione di sopravvivenza personale, di respiro interiore, prima ancora che condivisione di idee con altri. Il libro nasce come esercizio ascetico. Questo semplice fatto ci induce ad accostarlo in silenzio, con atteggiamento meditativo: cosa è tollerabile della propria umana solitudine? Come possiamo portare con noi e su du noi delle vicende storiche in cui ci troviamo? 

 

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La Via crucis del povero

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Edizione critica a cura di

Giorgio Campanini

 

 

Nella vasta produzione di Mazzolari. La Via Crucis del povero occupa un posto particolare perché da una parte si riflette la prolungata meditazione del parroco di Bozzolo sulla passione, dall’altra pone al centro della sua visione del cristianesimo Il povero, che è insieme a Cristo e, dopo di lui, ogni uomo che viene in questo mondo. Una celebrazione «tradizionale», per non dire un poco logorata dall’abitudine, viene dunque riproposta in una prospettiva rinnovata. Con queste pagine, Mazzolari riesce a dare un senso nuovo a un’antica devozione popolare e a trasformare la celebrazione liturgica della Via crucis in un sofferto esame di coscienza di una comunità cristiana salutarmente inquieta dal dramma del Venerdì Santo.

Pochi testi, come queste belle e anche letterariamente suggestive pagine di Mazzolari, possono aiutare il credente a confrontarsi con il problema della povertà in tutte le causa forme, spirituali e materiali.

 

 

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