Il Natale

 

1202     A cura di Mariangela Maraviglia

In occasione del Natale la voce del parroco don Primo Mazzolari si levava non solo nella predicazione, ma anche, e con regolarità, nella forma di meditazioni scritte sulle pagine di numerosi giornali, da L’Italia di Milano a L’Eco di Bergamo, da Il Nuovo Cittadino di Genova alla rivista Adesso.

Frutto di letture non dotte ed erudite, ma del personale accostamento al testo evangelico, alcune di queste «elevazioni», come amava chiamarle don Primo, furono scelte da Rienzo Colla per una fortunata pubblicazione dal titolo Il Natale, uscita a Venezia nel 1963 per la casa editrice La Locusta e poi riedita più volte negli anni successivi.

Il testo che viene qui proposto non riproduce il volume del 1963; pur mutandone il titolo e le fonti, presenta una diversa scelta, nell’intento di rendere ancora fruibile la parola ardente di Mazzolari e la sapienza della sua proposta cristiana.

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Tra l’argine e il bosco

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Edizione critica a cura di

Mario Gnocchi

Questo volume ripropone per la prima volta integralmente e senza interpolazioni il testo della prima edizione dell’opera di don Primo Mazzolari Tra l’argine e il bosco. Il libro era stato variamente rimaneggiato nelle edizioni successive con l’espunzione di alcuni capitoli, l’inserimento di altri e l’aggiunta delle note introduttive. L’introduzione ricostruisce il processo che ha portato alla pubblicazione del libro attraverso un quindicennio di riflessioni ideali e annotazioni autobiografiche sul tema della parrocchia rurale, sfociate anche in altre opere o preparazioni di opere contigue a questa.

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Messaggi della Speranza

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Edizione critica a cura di

Giorgio Vecchio

Sul finire del 1945 don Primo Mazzolari pubblicò, a sua firma, ma fingendo di essere «Mamma Speranza», nove lettere, ciascuna delle quali indirizzata a una figura ben precisa: una mamma, una sposa, un partigiano, un prete, un giovane, un magistrato, un giornalista, un industriale e un vecchio.                           In ogni lettera «Mamma Speranza» si rivolgeva a persone che avevano sofferto durante la guerra, evocando i drammi vissuti da milioni di italiani. la perdita di una persona amata, la durezza della vita partigiana, l’emarginazione dovuta  precedenti simpatie fasciste, le delusioni del dopoguerra. Incarnandosi nelle situazioni concrete, Mazzolari indagava sottilmente sugli interrogativi  cruciali dell’esistenza di quel tempo, ponendo tuttavia sul tavolo questioni di vasta portata: la necessità di reagire al dolore, di assumere responsabilità pubbliche, di sfuggire i nuovi conformismi, di coglier l’essenza della propria vocazione.

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LA PAROLA AI POVERI

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A cura di Leonardo Sapienza

Con testo autografo di papa Francesco

Ci fara bene leggere e meditare QUESTE pagine Molto attuali di don Primo Mazzolari, sacerdote coraggioso. Lui ci Ricorda Che i poveri Sono la vera Ricchezza della Chiesa, i poveri Sono l’unica salvezza del mondo!

Chiediamo al Signore la grazia di VEDERE I poveri Che Bussano al cuore, e di Uscire Da Noi Stessi con generosità, con atteggiamento di misericordia, Perché la Misericordia di Dio Possa Entrare nel Nostro Cuore.

Vaticano, 21 aprile 2016

Francesco

 

 

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Diario V

Diario V    a cura di  Giorgio Vecchio

25 aprile 1945 – 31 dicembre 1950

Questo volume è una ricostruzione biografica che fa ampio ricorso a brani originali di don Primo Mazzolari, spesso inediti: corrispondenze, appunti, manoscritti vari, tracce di discorsi e prediche, articoli a stampa. Poche sono le pagine di un vero e proprio diario: l’archivio di Bozzolo conserva infatti solo «pezzi» autografi che riguardano una settimana nel 1946 e poche pagine sparse per tutti gli anni seguenti, fino al 1953.

   Si inizia con il racconto della giornata bozzolese del 25 aprile 1945 per seguire gli avvenimenti del cruciale periodo fondativo della democrazia e delle repubblica e si conclude con il 31 dicembre 1950, nel mezzo di aspre polemiche e di attacchi a don Primo e al suo giornale Adesso.

   Il volume dà spazio al Mazzolari parroco, conferenziere su temi religiosi, amico e consigliere spirituale di innumerevoli persone, osservatore attento delle più diverse realtà (il carcere, l’esperienza di Nomadelfia, la condizione religiosa del popolo italiano, l’Anno Santo). Si resta colpiti della sua poliedrica attività, soprattutto se si considera che ogni notte, dopo una giornata faticosa, egli impiegava altro tempo per rispondere alle persone che si rivolgevano a lui per un consiglio, un confronto, un suggerimento. In diverse pagine del volume questo fatto emerge con chiarezza, insieme agli sfoghi «intimi» di un uomo convinto della sua missione, intelligente e colto, ma anche sensibile e fragile nella salute.

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La più bella avventura

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La più bella avventura

Sulla traccia del ‘prodigo’

 

Edizione critica a cura di:

Marta Margotti

Con La più bella avventura , che è un ampio commento alla parabola evangelica del figliol prodigo, don Primo Mazzolari indicava «al cattolicesimo italiano la necessità di aprirsi ai “lontani” e di abbandonare ogni atteggiamento di paura e di contrapposizione polemica verso coloro che sbrigativamente erano considerati estranei, se non addirittura nemici, rispetto alla comunità cristiana. Pur senza nominarli, i protestanti, ma anche i modernisti, i liberi pensatori e gli spiriti critici nella Chiesa, erano gli interlocutori immaginati da Mazzolari durante la stesura del libro».

La più bella avventura fu condannato nel 1935 con lettera del Sant’Offizio. Attraverso l’analisi delle carte d’archivio recentemente rese consultabili, l’Introduzione alla presente edizione critica ricostruisce i passaggi che portarono alla sanzione del libro di Mazzolari: la denuncia, gli addebiti, i personaggi intervenuti. «La più bella avventura, sia per i contenuti che per le reazioni suscitate dalla sua pubblicazione, appare un testo esemplare della temperie spirituale e culturale attraversata dal cattolicesimo italiano tra le due guerre mondiali».

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Della fede

 

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Edizione critica a cura di

Mariangela Maraviglia

 

«Riguardo al libro di Mazzolari, mi hanno dato di lui Informazioni così impressionanti, che non desidero pronunciare a riguardo della sua dottrina giudizio alcuno. Mi si dice che faccia  parte d’un gruppo di modernisti ».

Queste allarmate e lapidarie parole inviate il 17 luglio 1943 dal cardinale Ildefonso Schuster al vescovo di Cremona Giovanni Cazzani pongono una pietra tombale sulla possibilita di pubblicare il saggio della Fede che don Mazzolari aveva da poco concluso, ma che potrà vedere la luce solo nel 1955.

Il vescovo Cazzani, in una Lettera al parroco di Bozzolo rinvenuta di recente è qui pubblicata per la prima volta, si mostra preoccupato per le reazioni che Il libro puo suscitare.

Della fede, infatti, possiede all’ennesima potenza lo stigma mazzolariano della parola che comunica le urgenze dell’animo. Il saggio prende le distanze da un cristianesimo conformista, dallo scambio tra princìpi e falsi privilegi – trasparente il rimando all’abbraccio «costoso» con il fascismo – e individua i possibili interlocutori nei «cercatori di ogni strada», che si sono liberati «dalle strutture libresche per rigustare il sapore di un discorso umano»  

 

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Della tolleranza

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Edizione critica a cura di

Bruno Bignami

 
Mentre i carboni della guerra sono ancora incandescenti, don Mazzolari scrive di getto queste pagine sulla tolleranza. Il libro è concluso Nel marzo 1945. È frutto dei mesi di clandestinità, consumatisi dall’agosto del 1944 all’aprile dell’anno successivo. Don Primo soffre l’impotenza nella parola e nell’azione: per questo si ubriaca «di solitudine e di inchiostro». Costretto in esilio, si rifugia nella forza del pensiero. Scrive. Prega. Medita e riempie fogli. Gli fanno compagnia i libri, un platano a pochi metri dalla stanza e il cielo. Scrivere e riflettere sulla tolleranza è gesto di resistenza alla solitudine umana cui Mazzolari non intende rinunciare. Per lui è questione di sopravvivenza personale, di respiro interiore, prima ancora che condivisione di idee con altri. Il libro nasce come esercizio ascetico. Questo semplice fatto ci induce ad accostarlo in silenzio, con atteggiamento meditativo: cosa è tollerabile della propria umana solitudine? Come possiamo portare con noi e su du noi delle vicende storiche in cui ci troviamo? 

 

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La Via crucis del povero

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Edizione critica a cura di

Giorgio Campanini

 

 

Nella vasta produzione di Mazzolari. La Via Crucis del povero occupa un posto particolare perché da una parte si riflette la prolungata meditazione del parroco di Bozzolo sulla passione, dall’altra pone al centro della sua visione del cristianesimo Il povero, che è insieme a Cristo e, dopo di lui, ogni uomo che viene in questo mondo. Una celebrazione «tradizionale», per non dire un poco logorata dall’abitudine, viene dunque riproposta in una prospettiva rinnovata. Con queste pagine, Mazzolari riesce a dare un senso nuovo a un’antica devozione popolare e a trasformare la celebrazione liturgica della Via crucis in un sofferto esame di coscienza di una comunità cristiana salutarmente inquieta dal dramma del Venerdì Santo.

Pochi testi, come queste belle e anche letterariamente suggestive pagine di Mazzolari, possono aiutare il credente a confrontarsi con il problema della povertà in tutte le causa forme, spirituali e materiali.

 

 

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Dietro la croce – Il segno dei chiodi

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Edizione critica a cura di

Saverio Xeres

 

 

Vengono qui presentate insieme, venire già nella precedente edizione curata da don Piero Piazza, due opere di don Primo Mazzolari, Dietro la croce e Il segno dei chiodi. Pur essendo comparse originariamente come due pubblicazioni diverse, a distanza di dodici anni l’una dall’altra, sono strettamente legate sia per il tema che trattano sia perché costituite quai totalmente dalla raccolta di brevi testi precedentemente apparsi in forma di articoli su alcuni giornali cattolici. Le due opere di Mazzolari sono un commento ai giorni della Settimana santa, con i rispettivi contenuti evangelici e liturgici, dalla domenica delle Palme alla veglia pasquale, quest’ultima riportata proprio in quegli anni al suo luogo originario, la notte del Sabato santo.

I grandi temi della passione, morte e resurrezione di Gesù, su cui don Primo riflette, costituiscono in realtà «il nucleo centrale della sua multiforme attività pubblicistica». Dietro la croce e Il segno dei chiodi testimoniano la piena maturità, sacardotale e letteraria, del parroco di Bozzolo.

 

 

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