La più bella avventura – Sulla traccia del «Prodigo»

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Edizione critica a cura di

Marta Margotti

 

Con La più bella avventura , che è un ampio commento alla parabola evangelica del figliol prodigo, don Primo Mazzolari indicava «al cattolicesimo italiano la necessità di aprirsi ai “lontani” e di abbandonare ogni atteggiamento di paura e di contrapposizione polemica verso coloro che sbrigativamente erano considerati estranei, se non addirittura nemici, rispetto alla comunità cristiana. Pur senza nominarli, i protestanti, ma anche i modernisti, i liberi pensatori e gli spiriti critici nella Chiesa, erano gli interlocutori immaginati da Mazzolari durante la stesura del libro».

La più bella avventura fu condannato nel 1935 con lettera del Sant’Offizio. Attraverso l’analisi delle carte d’archivio recentemente rese consultabili, l’Introduzione alla presente edizione critica ricostruisce i passaggi che portarono alla sanzione del libro di Mazzolari: la denuncia, gli addebiti, i personaggi intervenuti. «La più bella avventura, sia per i contenuti che per le reazioni suscitate dalla sua pubblicazione, appare un testo esemplare della temperie spirituale e culturale attraversata dal cattolicesimo italiano tra le due guerre mondiali».

 

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La pieve sull’argine – L’uomo di nessuno

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Edizione critica a cura di

Daniela Saresella

 

 

«Non mi chiedete se questo romanzo è davvero un romanzo; e come è scritto, se è scritto bene o se è scritto meno bene, se ci sono pagine che andranno a finire nelle antologie. C’è dentro un uomo, cristiano e sacerdote, nel tumulto degli anni fra le due guerre. E fa sempre bene Incontrarsi con un uomo: forse è ancora questo il dono maggiore che ci può venire da un libro» (Nando Fabro su Il Gallo , febbraio 1953).

In questa edizione critica de La pieve sull’argine il testo è stato riportato alla versione originale, pubblicata nel novembre del 1952 a Milano dall’Istituto di propaganda libraria. Si riproduce dunque lo scritto nel rispetto delle abitudini scrittorie di Mazzolari e delle sue scelte, anche per l’uso delle maiuscole. Nella seconda edizione (e in quelle successive del 1969 e del 1978) venne aggiunto il capitolo inedito L’uomo di nessuno; anche di esso si ripropone qui la versione originale.

 

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Lettera sulla parrocchia – La parrocchia

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Edizione critica a cura di

Maurilio Guasco 

 

 

Il volume di propone l’edizione critica di due titoli mazzolariani: Lettera sulla parrocchia. Invito alla Discussione (1936) e La parrocchia (1957).
La Lettera è pronta nel novembre 1936: Mazzolari pensa di pubblicarla anonima o con uno pseudonimo, e infatti come autore figura «Un laico di Azione Cattolica». Ha deciso di mettere titolo un più eloquente, Lettera sulla parrocchia, lasciando come sottotitolo Invito alla discussione: titolo significativo, poichè l’autore mette in risalto luci e ombre della presenza e del ruolo dei laici in questo rinnovamento. «Un grave pericolo – scrive – è la clericalizzazione del laicato cattolico, cioè la sostituzione della mentalità del sacerdote a quella del laico, creando un duplicato d’assai scarso rendimento».
«Poche pagine, bellissime letterariamente, La parrocchia di don Primo Mazzolari ( …) parla di una crisi della parrocchia, il che non e più la casa del povero, che rischia d’imborghesirsi, nelle costruzioni troppo belle, nelle luminarie per cui  troppo si spende, nella formazione di un gruppo di parrocchiani borghesi che tende ad isolare il parroco dal suo vero gregge, ch’è quello dei poveri »(Arturo Carlo Jemolo su La Stampa di Torino).

 

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I preti sanno morire – La via crucis continua

 

Edizione critica a cura di

Paolo Trionfini

 

All’origine di questo volume di c’è un fatto tragico che infiammò l’Italia dell’immediato dopoguerra: il 18 giugno 1946, a San Martino Piccolo di Correggio, veniva ucciso, da partigiani comunisti, don Umberto Pessina, ultimo di una serie di sacerdoti della diocesi di Reggio Emilia. Nella concitazione del momento si penso di ricordare, con una via crucis da collocare accanto al sacello di don Pessina, tutti i preti uccisi tra guerra e dopoguerra, gli «anni della caligine». Per quella via crucis il parroco di San Martino Piccolo chiese a don Mazzolari di stendere i testi.
«Caro don Primo, noi sappiamo che questo non è libro. La Via Crucis dei sacerdoti uccisi in quegli “anni della caligine” che tu rendi in queste pagine con la aderenza interiore d’un fatto cui si partecipa tutt’ora, è un po’ la tua confessione d’involontario sopravvissuto un quella terribile disgrazia». (Dalla presentazione di Nazareno Fabretti).

 

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Il compagno Cristo – Vangelo del Reduce

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Edizione critica a cura di

Giorgio Vecchio

 

Con questo libro pubblicato nel 1945 subito dopo la fine della II guerra mondiale, don Primo Mazzolari intende riproporre il messaggio evangelico con un linguaggio comprensibile da parte dei reduci di ogni genere. Da qui i frequenti riferimenti all’esperienza del soldato o alle sofferenze di quel tempo.

In queste pagine, Cristo è per Mazzolari, l’unico vero e autentico liberatore, l’amico dell’uomo, che non impone nulla, che rispetta con amore la singolarità dell’uomo, che non domanda più di quello che non si possa dare, che ha pietà per ciascuno, che viene per tutti ma che ama anzitutto i poveri. Di grande interesse la successione delle «liberazioni» portate da Cristo, che l’autore elenca nella prima parte del  libro.

Molti sono i motivi tipicamente mazzolariani presenti nel libro: per esempio l’insistenza sulle due parabole dell’adultera e del figliuol prodigo; la compassione per la figura di Giuda; il deciso rifiuto di ogni tipo di guerra; la denuncia dei soprusi compiuti dal fascismo e dal nazismo, ma anche l’invito a vincere la tentazione della vendetta. 

 

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Impegno con Cristo

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edizione critica a cura di

Giorgio Vecchio

 

Mazzolari intende contrastare il disinteresse di molti verso la figura di Cristo, propone una originale lettura del Vangelo, in particolare delle Beatitudini, e fissa una serie di riflessioni sulla necessità di superare tutte le forme di ingiustizia e di immergersi nella tempesta del momento, visto come un tempo tipico del cristiano. Secondo Mazzolari si deve mostrare anzitutto che il cristianesimo è «vivo nell’ordine dei fatti» e occorre dunque preparare uomini nuovi, dei veri e propri santi, capaci di una santità non eterea ma fondata sulla pienezza della persona umana. Egli contesta il comodo rifugio nel devozionismo, che concilia ogni esigenza del vivere quotidiano; ribadisce che «il muoversi a proprio rischio non è disobbedienza: lo sbagliare non è atto di ribellione»; mette in guardia contro la spinta a caricare di ogni responsabilità la figura del papa; ricorda la grandezza di santi del passato che seppero prendere iniziative personali senza attendere il comando dell’autorità ecclesiastica… «Mi ci son sentito dentro» (Diego Fabbri); «Un grandissimo libro, infuocato e doloroso» (Ferdinando Durand); «Fortissima letteratura» (Edilio Rusconi)

 

 

 

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Il Solco

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Spigolature dai suoi scritti per ogni giorno dell’anno

A cura di

M. Rosaria Spingardi

 

A cinquant’anni dalla morte di don Primo Mazzolari (12 aprile 1959), gli chiediamo di dare ancora un senso alla nostre giornate con questi suoi pensieri, che chiamano per nome ogni mese dell’anno.

Gennaio A mensa con Dio (o della fede)

Febbraio Ribelli autorizzati (o della bontà)

Marzo L’arte dei folli (o dell’amore)

Aprile Sotto l’albero dei violenti (o del dolore)

Maggio Nell’officina degli inutili (o dell’umiltà)

Giugno Tempo di camminare (o della giustizia)

Luglio La tunica dalle maniche larghe (o della generosità)

Agosto In ferie… ma con Dio! (o della fiducia)

Settembre Trenta bacche sull’ulivo (o della pace)

Ottobre A scuola dagli «schedati» (o della testimonianza)

Novembre Naufragio della stanchezza (o della speranza)

Dicembre A cena con i senzatetto (o della solidarietà)

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Tempo di credere

Tempo di credere

Edizione critica a cura di

Mariangela Maraviglia

 

 

Tempo di credere, terminato da don Primo nella seconda metà del 1940, viene sequestrato per ordine del Ministero della cultura popolare nel marzo 1941 e diffuso in forma clandestina negli anni successivo. E’ una meditazione sull’episodio evangelico dei due discepoli di Emmaus, ma il sequestro indica in modo eloquente che si tratta di una meditazione del tutto particolare. In anni in cui la cultura ufficiale definisce le persone e i popoli in base alla razza e alle alleanze di guerra, Mazzolari definisce la Chiesa come “focolare che non conosce assenze” e dedica il volume “alla legione degli smarriti sempre più vicina al mio povero cuore, sempre più cara al cuore di tutti”: propone dunque il principio dell’accoglienza. Gesù, che si fa uomo e che cammina con l’uomo, restituisce prospettive rinnovate all’intera vicenda umana; la consapevolezza dell’amore donato e condiviso permette di reinventare uno stile di carità che don Primo auspica fermento creativo dell’unità della Chiesa. Gli scriveva con profonda adesione Giancarlo Vigorelli: “Ho letto quasi tutto il tuo libro, che mi è sembrato ed è certo il tuo più carico ed intenso, il più giustamente disperato”.

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La rivoluzione cristiana

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Edizione Critica a cura di

Fulvio De Giorgi

This edizione Propone – per la prima volta – il testo originale di . Rivoluzione cristiana introdurre modifiche non Che Non Siano Semplici Correzioni di evidenti refusi. Indica le varianti con le edizioni postume, Che non Furono – evidentemente – Edizioni « mazzolariane » e quasi potrebbero dirsi semi – apocrife. Dal libro proibito Arriviamo, finalmente, al libro Ritrovato. « Anche domani, in regime Qualsiasi, il cristiano Sarà all’opposizione. A causa Sono le opposizioni: al maschio, venuto Quella di Oggi Verso il fascismo; un un minore bene oa un bene deficiente, per liberare e incitare le energie dell’Uomo al continuo e progressivo ascendere verso forme perfette Più di vita pubblica o privata » La « rivoluzione cristiana » di Mazzolari era il paradigma ideale Che non si arrendeva, cercava di sorreggere la Tensione morale DELL’IMPEGNO sociale e politico dei Cristiani.

 

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Tu non uccidere

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edizione critica a cura

di Paolo Trionfini

 

 

 

Nel suo «manifesto» pacifista, uscito in forma anonima nel 1955 per evitare Provvedimenti ecclesiastici, don Primo Mazzolari condensa una tormentata riflessione sulla guerra, maturata nel fuoco dei drammi del Novecento. Il testo ebbe una forte risonanza nei più disparati contesti culturali e due anni dopo il «parroco d’Italia» pubblicò una seconda edizione, sempre in forma anonima, tenendo conto delle reazioni suscitate. Tu non uccidere viene qui proposto per la prima volta in edizione critica, secondo il testo originario, con un ricco apparato di note che aiuta un contestualizzare i passaggi e comprenderne le fonti d’ispirazione, dalla Bibbia al magistero, dalla teologia morale ai di fatti di cronaca. Un’ampia introduzione del curatore ricostruisce puntualmente le genesi del testo, collocandolo nel percorso di ricerca della pace che ha accompagnato, il mondo cattolico nel corso del «secolo breve». 

Esiste una edizione precedente pubblicata nel 1991 con i tipi della San Paolo a cura di Arturo Chiodi e prefazione di Mons. Loris Francesco Capovilla

 

 

 

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