Preti così

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Edizione critica a cura di

Bruno Bignami 

 
Le meditazioni sono un commento alla preghiera sacerdotale di Gesù di Gv 17. Mazzolari getta uno sguardo alla vita presbiterale e alle attese che racconto vocazione suscita. All’interno del commento a Gv 17, offre una digressione significativa su Mc 1,33-37. Il “«tutti ti cercano» gli servono per evidenziare l’anelito a Cristo, presente in ogni uomo. La domanda di verità è ricerca di Cristo. Dentro a questa dinamica il prete conosce possibilità di annuncio. Si scopre ancora una volta il metodo induttivo di don Primo: far emergere dentro alla realtà i semi del Verbo, le condizioni di possibilità per il cristianesimo.

In questo senso siamo di fronte a una spiritualità dal forte respiro moderno. La fede trova agganci nel cuore umano e non si colloca in un ipotetico mondo astratto.

 

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La più bella avventura – Sulla traccia del «Prodigo»

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Edizione critica a cura di

Marta Margotti

 

Con La più bella avventura , che è un ampio commento alla parabola evangelica del figliol prodigo, don Primo Mazzolari indicava «al cattolicesimo italiano la necessità di aprirsi ai “lontani” e di abbandonare ogni atteggiamento di paura e di contrapposizione polemica verso coloro che sbrigativamente erano considerati estranei, se non addirittura nemici, rispetto alla comunità cristiana. Pur senza nominarli, i protestanti, ma anche i modernisti, i liberi pensatori e gli spiriti critici nella Chiesa, erano gli interlocutori immaginati da Mazzolari durante la stesura del libro».

La più bella avventura fu condannato nel 1935 con lettera del Sant’Offizio. Attraverso l’analisi delle carte d’archivio recentemente rese consultabili, l’Introduzione alla presente edizione critica ricostruisce i passaggi che portarono alla sanzione del libro di Mazzolari: la denuncia, gli addebiti, i personaggi intervenuti. «La più bella avventura, sia per i contenuti che per le reazioni suscitate dalla sua pubblicazione, appare un testo esemplare della temperie spirituale e culturale attraversata dal cattolicesimo italiano tra le due guerre mondiali».

 

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La pieve sull’argine – L’uomo di nessuno

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Edizione critica a cura di

Daniela Saresella

 

 

«Non mi chiedete se questo romanzo è davvero un romanzo; e come è scritto, se è scritto bene o se è scritto meno bene, se ci sono pagine che andranno a finire nelle antologie. C’è dentro un uomo, cristiano e sacerdote, nel tumulto degli anni fra le due guerre. E fa sempre bene Incontrarsi con un uomo: forse è ancora questo il dono maggiore che ci può venire da un libro» (Nando Fabro su Il Gallo , febbraio 1953).

In questa edizione critica de La pieve sull’argine il testo è stato riportato alla versione originale, pubblicata nel novembre del 1952 a Milano dall’Istituto di propaganda libraria. Si riproduce dunque lo scritto nel rispetto delle abitudini scrittorie di Mazzolari e delle sue scelte, anche per l’uso delle maiuscole. Nella seconda edizione (e in quelle successive del 1969 e del 1978) venne aggiunto il capitolo inedito L’uomo di nessuno; anche di esso si ripropone qui la versione originale.

 

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Lettera sulla parrocchia – La parrocchia

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Edizione critica a cura di

Maurilio Guasco 

 

 

Il volume di propone l’edizione critica di due titoli mazzolariani: Lettera sulla parrocchia. Invito alla Discussione (1936) e La parrocchia (1957).
La Lettera è pronta nel novembre 1936: Mazzolari pensa di pubblicarla anonima o con uno pseudonimo, e infatti come autore figura «Un laico di Azione Cattolica». Ha deciso di mettere titolo un più eloquente, Lettera sulla parrocchia, lasciando come sottotitolo Invito alla discussione: titolo significativo, poichè l’autore mette in risalto luci e ombre della presenza e del ruolo dei laici in questo rinnovamento. «Un grave pericolo – scrive – è la clericalizzazione del laicato cattolico, cioè la sostituzione della mentalità del sacerdote a quella del laico, creando un duplicato d’assai scarso rendimento».
«Poche pagine, bellissime letterariamente, La parrocchia di don Primo Mazzolari ( …) parla di una crisi della parrocchia, il che non e più la casa del povero, che rischia d’imborghesirsi, nelle costruzioni troppo belle, nelle luminarie per cui  troppo si spende, nella formazione di un gruppo di parrocchiani borghesi che tende ad isolare il parroco dal suo vero gregge, ch’è quello dei poveri »(Arturo Carlo Jemolo su La Stampa di Torino).

 

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I preti sanno morire – La via crucis continua

 

Edizione critica a cura di

Paolo Trionfini

 

All’origine di questo volume di c’è un fatto tragico che infiammò l’Italia dell’immediato dopoguerra: il 18 giugno 1946, a San Martino Piccolo di Correggio, veniva ucciso, da partigiani comunisti, don Umberto Pessina, ultimo di una serie di sacerdoti della diocesi di Reggio Emilia. Nella concitazione del momento si penso di ricordare, con una via crucis da collocare accanto al sacello di don Pessina, tutti i preti uccisi tra guerra e dopoguerra, gli «anni della caligine». Per quella via crucis il parroco di San Martino Piccolo chiese a don Mazzolari di stendere i testi.
«Caro don Primo, noi sappiamo che questo non è libro. La Via Crucis dei sacerdoti uccisi in quegli “anni della caligine” che tu rendi in queste pagine con la aderenza interiore d’un fatto cui si partecipa tutt’ora, è un po’ la tua confessione d’involontario sopravvissuto un quella terribile disgrazia». (Dalla presentazione di Nazareno Fabretti).

 

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Il compagno Cristo – Vangelo del Reduce

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Edizione critica a cura di

Giorgio Vecchio

 

Con questo libro pubblicato nel 1945 subito dopo la fine della II guerra mondiale, don Primo Mazzolari intende riproporre il messaggio evangelico con un linguaggio comprensibile da parte dei reduci di ogni genere. Da qui i frequenti riferimenti all’esperienza del soldato o alle sofferenze di quel tempo.

In queste pagine, Cristo è per Mazzolari, l’unico vero e autentico liberatore, l’amico dell’uomo, che non impone nulla, che rispetta con amore la singolarità dell’uomo, che non domanda più di quello che non si possa dare, che ha pietà per ciascuno, che viene per tutti ma che ama anzitutto i poveri. Di grande interesse la successione delle «liberazioni» portate da Cristo, che l’autore elenca nella prima parte del  libro.

Molti sono i motivi tipicamente mazzolariani presenti nel libro: per esempio l’insistenza sulle due parabole dell’adultera e del figliuol prodigo; la compassione per la figura di Giuda; il deciso rifiuto di ogni tipo di guerra; la denuncia dei soprusi compiuti dal fascismo e dal nazismo, ma anche l’invito a vincere la tentazione della vendetta. 

 

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Impegno con Cristo

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edizione critica a cura di

Giorgio Vecchio

 

Mazzolari intende contrastare il disinteresse di molti verso la figura di Cristo, propone una originale lettura del Vangelo, in particolare delle Beatitudini, e fissa una serie di riflessioni sulla necessità di superare tutte le forme di ingiustizia e di immergersi nella tempesta del momento, visto come un tempo tipico del cristiano. Secondo Mazzolari si deve mostrare anzitutto che il cristianesimo è «vivo nell’ordine dei fatti» e occorre dunque preparare uomini nuovi, dei veri e propri santi, capaci di una santità non eterea ma fondata sulla pienezza della persona umana. Egli contesta il comodo rifugio nel devozionismo, che concilia ogni esigenza del vivere quotidiano; ribadisce che «il muoversi a proprio rischio non è disobbedienza: lo sbagliare non è atto di ribellione»; mette in guardia contro la spinta a caricare di ogni responsabilità la figura del papa; ricorda la grandezza di santi del passato che seppero prendere iniziative personali senza attendere il comando dell’autorità ecclesiastica… «Mi ci son sentito dentro» (Diego Fabbri); «Un grandissimo libro, infuocato e doloroso» (Ferdinando Durand); «Fortissima letteratura» (Edilio Rusconi)

 

 

 

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Il Solco

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Spigolature dai suoi scritti per ogni giorno dell’anno

A cura di

M. Rosaria Spingardi

 

A cinquant’anni dalla morte di don Primo Mazzolari (12 aprile 1959), gli chiediamo di dare ancora un senso alla nostre giornate con questi suoi pensieri, che chiamano per nome ogni mese dell’anno.

Gennaio A mensa con Dio (o della fede)

Febbraio Ribelli autorizzati (o della bontà)

Marzo L’arte dei folli (o dell’amore)

Aprile Sotto l’albero dei violenti (o del dolore)

Maggio Nell’officina degli inutili (o dell’umiltà)

Giugno Tempo di camminare (o della giustizia)

Luglio La tunica dalle maniche larghe (o della generosità)

Agosto In ferie… ma con Dio! (o della fiducia)

Settembre Trenta bacche sull’ulivo (o della pace)

Ottobre A scuola dagli «schedati» (o della testimonianza)

Novembre Naufragio della stanchezza (o della speranza)

Dicembre A cena con i senzatetto (o della solidarietà)

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Don Primo Mazzolari, Brescia e i bresciani

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di Anselmo Palini

 

A cinquant’anni dalla morte del parroco di Bozzolo una ricostruzione dei suoi rapporti con Brescia e provincia

Il territorio che ha visto maggiormente la presenza di don Primo Mazzolari è stato, dopo il cremonese, certamente quello bresciano: don Primo è infatti intervenuto numerose volte nella nostra città e in vari paesi della provincia (Verolanuova, Gussago, Edolo, Breno, Gambara, Pontevico, Manerbio, Montichiari, Bagnolo Mella, Palazzolo, Verolavecchia, Chiari, Travagliato…) per esercizi, quarantore, predicazioni, interventi su tematiche politiche e di attualità. A Brescia don Mazzolari aveva alcuni dei suoi più cari amici e sicuramente molte persone che seguivano con interesse, partecipazione e trepidazione la sua attività: da Stefano Bazoli, Andrea Trebeschi e Pietro Cenini ai padri filippini della Pace, in particolare padre Bevilacqua, padre Manziana e padre Acchiappati; dalle canossiane alla famiglia Tosana di via Moretto; da don Giovanni Barchi, parroco di Gambara, a mons. Giorgio Bazzani, parroco di Gussago; dalla famiglia di Ludovico Montini a don Ferruccio Scalmana, parroco di Bagnolo Mella; da don Guido Astori di Carpenedolo a don Stefano Regazzoli arciprete di Breno e molti altri ancora. A Brescia don Mazzolari ha potuto pubblicare le sue prime opere, grazie a Vittorio Gatti, un coraggioso libraio-editore indipendente. Il presente lavoro prende in esame, in modo necessariamente sintetico, tutti questi rapporti. È un doveroso omaggio a don Primo a cinquant’anni dalla sua morte.

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La stola e il garofano

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Giovanni Maroni

 

 

Il libro documenta, con la pubblicazione delle lettere della corrispondenza fra Eligio Cacciaguerra e don Primo Mazzolari, la storia di una profonda amicizia tra due anime fraterne, in un tempo di grandi tensioni ideali, come quello del secondo decennio del Novecento. È il periodo drammatico della prima guerra mondiale, a cui ambedue i protagonisti del carteggio partecipano: Eligio come ufficiale, don Primo come cappellano militare, incontrandosi sia nelle pagine della rivista «L’Azione» della Lega Democratica cristiana (1915-1917), sia nel fitto scambio di lettere di un epistolario di alta qualità spirituale e nello stesso tempo letteraria e culturale. Quando l’Italia entra in guerra, Cacciaguerra e Mazzolari, pur insofferenti del nazionalismo, risentono del clima accesamente patriottico e si schierano apertamente per l’intervento, un interventismo democratico, nel quale ha grandissima parte la cristiana solidarietà con i soldati al fronte. La realtà della guerra è filtrata da una sensibilità che la tensione mistica di quelle grandi anime ispira ed esalta: la sofferenza di uomini e popoli ha valore di espiazione e redenzione, e prepara, nelle doglie del parto, un mondo nuovo e purificato, alla cui edificazione anche i democratici cristiani porranno mano e non da ultimi. I documenti epistolari vengono collocati nel contesto degli articoli de «L’Azione» scritti dai due corrispondenti, e del Diario di don Primo Mazzolari, testi che svelano la personalità appassionata di questi confidenti spirituali e confortatori dei soldati al fronte. Emerge, come tema di fondo, l’auspicio che, dopo la fine della guerra, si verifichi un rinnovamento della società e anche della politica, che cominci dai cuori rinnovati dalla fede in Cristo.

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