Tra l’argine e il bosco

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Edizione critica a cura di

Mario Gnocchi

Questo volume ripropone per la prima volta integralmente e senza interpolazioni il testo della prima edizione dell’opera di don Primo Mazzolari Tra l’argine e il bosco. Il libro era stato variamente rimaneggiato nelle edizioni successive con l’espunzione di alcuni capitoli, l’inserimento di altri e l’aggiunta delle note introduttive. L’introduzione ricostruisce il processo che ha portato alla pubblicazione del libro attraverso un quindicennio di riflessioni ideali e annotazioni autobiografiche sul tema della parrocchia rurale, sfociate anche in altre opere o preparazioni di opere contigue a questa.

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Messaggi della Speranza

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Edizione critica a cura di

Giorgio Vecchio

Sul finire del 1945 don Primo Mazzolari pubblicò, a sua firma, ma fingendo di essere «Mamma Speranza», nove lettere, ciascuna delle quali indirizzata a una figura ben precisa: una mamma, una sposa, un partigiano, un prete, un giovane, un magistrato, un giornalista, un industriale e un vecchio.                           In ogni lettera «Mamma Speranza» si rivolgeva a persone che avevano sofferto durante la guerra, evocando i drammi vissuti da milioni di italiani. la perdita di una persona amata, la durezza della vita partigiana, l’emarginazione dovuta  precedenti simpatie fasciste, le delusioni del dopoguerra. Incarnandosi nelle situazioni concrete, Mazzolari indagava sottilmente sugli interrogativi  cruciali dell’esistenza di quel tempo, ponendo tuttavia sul tavolo questioni di vasta portata: la necessità di reagire al dolore, di assumere responsabilità pubbliche, di sfuggire i nuovi conformismi, di coglier l’essenza della propria vocazione.

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La più bella avventura

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La più bella avventura

Sulla traccia del ‘prodigo’

 

Edizione critica a cura di:

Marta Margotti

Con La più bella avventura , che è un ampio commento alla parabola evangelica del figliol prodigo, don Primo Mazzolari indicava «al cattolicesimo italiano la necessità di aprirsi ai “lontani” e di abbandonare ogni atteggiamento di paura e di contrapposizione polemica verso coloro che sbrigativamente erano considerati estranei, se non addirittura nemici, rispetto alla comunità cristiana. Pur senza nominarli, i protestanti, ma anche i modernisti, i liberi pensatori e gli spiriti critici nella Chiesa, erano gli interlocutori immaginati da Mazzolari durante la stesura del libro».

La più bella avventura fu condannato nel 1935 con lettera del Sant’Offizio. Attraverso l’analisi delle carte d’archivio recentemente rese consultabili, l’Introduzione alla presente edizione critica ricostruisce i passaggi che portarono alla sanzione del libro di Mazzolari: la denuncia, gli addebiti, i personaggi intervenuti. «La più bella avventura, sia per i contenuti che per le reazioni suscitate dalla sua pubblicazione, appare un testo esemplare della temperie spirituale e culturale attraversata dal cattolicesimo italiano tra le due guerre mondiali».

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Della fede

 

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Edizione critica a cura di

Mariangela Maraviglia

 

«Riguardo al libro di Mazzolari, mi hanno dato di lui Informazioni così impressionanti, che non desidero pronunciare a riguardo della sua dottrina giudizio alcuno. Mi si dice che faccia  parte d’un gruppo di modernisti ».

Queste allarmate e lapidarie parole inviate il 17 luglio 1943 dal cardinale Ildefonso Schuster al vescovo di Cremona Giovanni Cazzani pongono una pietra tombale sulla possibilita di pubblicare il saggio della Fede che don Mazzolari aveva da poco concluso, ma che potrà vedere la luce solo nel 1955.

Il vescovo Cazzani, in una Lettera al parroco di Bozzolo rinvenuta di recente è qui pubblicata per la prima volta, si mostra preoccupato per le reazioni che Il libro puo suscitare.

Della fede, infatti, possiede all’ennesima potenza lo stigma mazzolariano della parola che comunica le urgenze dell’animo. Il saggio prende le distanze da un cristianesimo conformista, dallo scambio tra princìpi e falsi privilegi – trasparente il rimando all’abbraccio «costoso» con il fascismo – e individua i possibili interlocutori nei «cercatori di ogni strada», che si sono liberati «dalle strutture libresche per rigustare il sapore di un discorso umano»  

 

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Della tolleranza

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Edizione critica a cura di

Bruno Bignami

 
Mentre i carboni della guerra sono ancora incandescenti, don Mazzolari scrive di getto queste pagine sulla tolleranza. Il libro è concluso Nel marzo 1945. È frutto dei mesi di clandestinità, consumatisi dall’agosto del 1944 all’aprile dell’anno successivo. Don Primo soffre l’impotenza nella parola e nell’azione: per questo si ubriaca «di solitudine e di inchiostro». Costretto in esilio, si rifugia nella forza del pensiero. Scrive. Prega. Medita e riempie fogli. Gli fanno compagnia i libri, un platano a pochi metri dalla stanza e il cielo. Scrivere e riflettere sulla tolleranza è gesto di resistenza alla solitudine umana cui Mazzolari non intende rinunciare. Per lui è questione di sopravvivenza personale, di respiro interiore, prima ancora che condivisione di idee con altri. Il libro nasce come esercizio ascetico. Questo semplice fatto ci induce ad accostarlo in silenzio, con atteggiamento meditativo: cosa è tollerabile della propria umana solitudine? Come possiamo portare con noi e su du noi delle vicende storiche in cui ci troviamo? 

 

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La Via crucis del povero

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Edizione critica a cura di

Giorgio Campanini

 

 

Nella vasta produzione di Mazzolari. La Via Crucis del povero occupa un posto particolare perché da una parte si riflette la prolungata meditazione del parroco di Bozzolo sulla passione, dall’altra pone al centro della sua visione del cristianesimo Il povero, che è insieme a Cristo e, dopo di lui, ogni uomo che viene in questo mondo. Una celebrazione «tradizionale», per non dire un poco logorata dall’abitudine, viene dunque riproposta in una prospettiva rinnovata. Con queste pagine, Mazzolari riesce a dare un senso nuovo a un’antica devozione popolare e a trasformare la celebrazione liturgica della Via crucis in un sofferto esame di coscienza di una comunità cristiana salutarmente inquieta dal dramma del Venerdì Santo.

Pochi testi, come queste belle e anche letterariamente suggestive pagine di Mazzolari, possono aiutare il credente a confrontarsi con il problema della povertà in tutte le causa forme, spirituali e materiali.

 

 

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Dietro la croce – Il segno dei chiodi

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Edizione critica a cura di

Saverio Xeres

 

 

Vengono qui presentate insieme, venire già nella precedente edizione curata da don Piero Piazza, due opere di don Primo Mazzolari, Dietro la croce e Il segno dei chiodi. Pur essendo comparse originariamente come due pubblicazioni diverse, a distanza di dodici anni l’una dall’altra, sono strettamente legate sia per il tema che trattano sia perché costituite quai totalmente dalla raccolta di brevi testi precedentemente apparsi in forma di articoli su alcuni giornali cattolici. Le due opere di Mazzolari sono un commento ai giorni della Settimana santa, con i rispettivi contenuti evangelici e liturgici, dalla domenica delle Palme alla veglia pasquale, quest’ultima riportata proprio in quegli anni al suo luogo originario, la notte del Sabato santo.

I grandi temi della passione, morte e resurrezione di Gesù, su cui don Primo riflette, costituiscono in realtà «il nucleo centrale della sua multiforme attività pubblicistica». Dietro la croce e Il segno dei chiodi testimoniano la piena maturità, sacardotale e letteraria, del parroco di Bozzolo.

 

 

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Il Samaritano – Elevazione per gli uomini del nostro tempo

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Edizione critica a cura di

Bruno Bignami


Con Il Samaritano, pubblicato nel 1938, Mazzolari inizia ufficialmente il suo “Cristianesimo sociale”.

La strada rappresenta la vita. Sulla Gerusalemme-Gerico si assisté al dramma e al racconto di un lieto fine. Un percorso accidentato che conosce assieme la tragedia dell’umiliazione umana, l’insignificanza di una fede che va «oltre» e guarda «altrove» e la salvezza celebrata da gesti di profonda umanità. Agli occhi di don Primo la parabola evangelica del Samaritano e una sintesi della vita stessa. L’ambientazione stradale rimanda alla vita, dove gli incontri conoscono la tensione del conflitto e Il valore della salvezza inattesa, la delusione per la dignità perduta e la bellezza della condivisione, la tristezza del non riconoscimento e la scommessa della solidarietà. Il viandante fa l’esperienza radicale dell’alterità. Ogni uomo mette in campo se stesso. Sulla strada è impossibile barare, tirarsi fuori… L’incontro con l’altro è già giudizio sul proprio operato e sulla coerenza della fede. Anzi, per il cristiano è qualcosa in più: prova di incarnazione. Il chinarsi del Samaritano sulle ferite del malcapitato è assumere il modo con cui Cristo ha condiviso l’umanità.

 

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La più bella avventura – Sulla traccia del «Prodigo»

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Edizione critica a cura di

Marta Margotti

 

Con La più bella avventura , che è un ampio commento alla parabola evangelica del figliol prodigo, don Primo Mazzolari indicava «al cattolicesimo italiano la necessità di aprirsi ai “lontani” e di abbandonare ogni atteggiamento di paura e di contrapposizione polemica verso coloro che sbrigativamente erano considerati estranei, se non addirittura nemici, rispetto alla comunità cristiana. Pur senza nominarli, i protestanti, ma anche i modernisti, i liberi pensatori e gli spiriti critici nella Chiesa, erano gli interlocutori immaginati da Mazzolari durante la stesura del libro».

La più bella avventura fu condannato nel 1935 con lettera del Sant’Offizio. Attraverso l’analisi delle carte d’archivio recentemente rese consultabili, l’Introduzione alla presente edizione critica ricostruisce i passaggi che portarono alla sanzione del libro di Mazzolari: la denuncia, gli addebiti, i personaggi intervenuti. «La più bella avventura, sia per i contenuti che per le reazioni suscitate dalla sua pubblicazione, appare un testo esemplare della temperie spirituale e culturale attraversata dal cattolicesimo italiano tra le due guerre mondiali».

 

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La pieve sull’argine – L’uomo di nessuno

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Edizione critica a cura di

Daniela Saresella

 

 

«Non mi chiedete se questo romanzo è davvero un romanzo; e come è scritto, se è scritto bene o se è scritto meno bene, se ci sono pagine che andranno a finire nelle antologie. C’è dentro un uomo, cristiano e sacerdote, nel tumulto degli anni fra le due guerre. E fa sempre bene Incontrarsi con un uomo: forse è ancora questo il dono maggiore che ci può venire da un libro» (Nando Fabro su Il Gallo , febbraio 1953).

In questa edizione critica de La pieve sull’argine il testo è stato riportato alla versione originale, pubblicata nel novembre del 1952 a Milano dall’Istituto di propaganda libraria. Si riproduce dunque lo scritto nel rispetto delle abitudini scrittorie di Mazzolari e delle sue scelte, anche per l’uso delle maiuscole. Nella seconda edizione (e in quelle successive del 1969 e del 1978) venne aggiunto il capitolo inedito L’uomo di nessuno; anche di esso si ripropone qui la versione originale.

 

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