Lettera sulla parrocchia – La parrocchia

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Edizione critica a cura di

Maurilio Guasco 

 

 

Il volume di propone l’edizione critica di due titoli mazzolariani: Lettera sulla parrocchia. Invito alla Discussione (1936) e La parrocchia (1957).
La Lettera è pronta nel novembre 1936: Mazzolari pensa di pubblicarla anonima o con uno pseudonimo, e infatti come autore figura «Un laico di Azione Cattolica». Ha deciso di mettere titolo un più eloquente, Lettera sulla parrocchia, lasciando come sottotitolo Invito alla discussione: titolo significativo, poichè l’autore mette in risalto luci e ombre della presenza e del ruolo dei laici in questo rinnovamento. «Un grave pericolo – scrive – è la clericalizzazione del laicato cattolico, cioè la sostituzione della mentalità del sacerdote a quella del laico, creando un duplicato d’assai scarso rendimento».
«Poche pagine, bellissime letterariamente, La parrocchia di don Primo Mazzolari ( …) parla di una crisi della parrocchia, il che non e più la casa del povero, che rischia d’imborghesirsi, nelle costruzioni troppo belle, nelle luminarie per cui  troppo si spende, nella formazione di un gruppo di parrocchiani borghesi che tende ad isolare il parroco dal suo vero gregge, ch’è quello dei poveri »(Arturo Carlo Jemolo su La Stampa di Torino).

 

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I preti sanno morire – La via crucis continua

 

Edizione critica a cura di

Paolo Trionfini

 

All’origine di questo volume di c’è un fatto tragico che infiammò l’Italia dell’immediato dopoguerra: il 18 giugno 1946, a San Martino Piccolo di Correggio, veniva ucciso, da partigiani comunisti, don Umberto Pessina, ultimo di una serie di sacerdoti della diocesi di Reggio Emilia. Nella concitazione del momento si penso di ricordare, con una via crucis da collocare accanto al sacello di don Pessina, tutti i preti uccisi tra guerra e dopoguerra, gli «anni della caligine». Per quella via crucis il parroco di San Martino Piccolo chiese a don Mazzolari di stendere i testi.
«Caro don Primo, noi sappiamo che questo non è libro. La Via Crucis dei sacerdoti uccisi in quegli “anni della caligine” che tu rendi in queste pagine con la aderenza interiore d’un fatto cui si partecipa tutt’ora, è un po’ la tua confessione d’involontario sopravvissuto un quella terribile disgrazia». (Dalla presentazione di Nazareno Fabretti).

 

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Il compagno Cristo – Vangelo del Reduce

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Edizione critica a cura di

Giorgio Vecchio

 

Con questo libro pubblicato nel 1945 subito dopo la fine della II guerra mondiale, don Primo Mazzolari intende riproporre il messaggio evangelico con un linguaggio comprensibile da parte dei reduci di ogni genere. Da qui i frequenti riferimenti all’esperienza del soldato o alle sofferenze di quel tempo.

In queste pagine, Cristo è per Mazzolari, l’unico vero e autentico liberatore, l’amico dell’uomo, che non impone nulla, che rispetta con amore la singolarità dell’uomo, che non domanda più di quello che non si possa dare, che ha pietà per ciascuno, che viene per tutti ma che ama anzitutto i poveri. Di grande interesse la successione delle «liberazioni» portate da Cristo, che l’autore elenca nella prima parte del  libro.

Molti sono i motivi tipicamente mazzolariani presenti nel libro: per esempio l’insistenza sulle due parabole dell’adultera e del figliuol prodigo; la compassione per la figura di Giuda; il deciso rifiuto di ogni tipo di guerra; la denuncia dei soprusi compiuti dal fascismo e dal nazismo, ma anche l’invito a vincere la tentazione della vendetta. 

 

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Impegno con Cristo

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edizione critica a cura di

Giorgio Vecchio

 

Mazzolari intende contrastare il disinteresse di molti verso la figura di Cristo, propone una originale lettura del Vangelo, in particolare delle Beatitudini, e fissa una serie di riflessioni sulla necessità di superare tutte le forme di ingiustizia e di immergersi nella tempesta del momento, visto come un tempo tipico del cristiano. Secondo Mazzolari si deve mostrare anzitutto che il cristianesimo è «vivo nell’ordine dei fatti» e occorre dunque preparare uomini nuovi, dei veri e propri santi, capaci di una santità non eterea ma fondata sulla pienezza della persona umana. Egli contesta il comodo rifugio nel devozionismo, che concilia ogni esigenza del vivere quotidiano; ribadisce che «il muoversi a proprio rischio non è disobbedienza: lo sbagliare non è atto di ribellione»; mette in guardia contro la spinta a caricare di ogni responsabilità la figura del papa; ricorda la grandezza di santi del passato che seppero prendere iniziative personali senza attendere il comando dell’autorità ecclesiastica… «Mi ci son sentito dentro» (Diego Fabbri); «Un grandissimo libro, infuocato e doloroso» (Ferdinando Durand); «Fortissima letteratura» (Edilio Rusconi)

 

 

 

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Tu non uccidere

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Edizione critica a cura di:

Paolo Trionfini

 

Nel suo «manifesto» pacifista, uscito in forma anonima nel 1955 per evitare provvedimenti ecclesiastici, don Primo Mazzolari condensa una tormentata riflessione sulla guerra, maturata nel fuoco dei drammi del Novecento. Il testo ebbe una forte risonanza nei più disparati contesti culturali e due anni dopo il «parroco d’Italia» ha pubblicato una seconda edizione, sempre in forma anonima, tenendo conto delle reazioni suscitate. Tu non uccidere viene qui proposto per la prima volta in edizione critica, secondo il testo originario, con un ricco apparato di note che aiuta a contestualizzare i passaggi e comprenderne le fonti d’ispirazione, dalla Bibbia al magistero, dalla teologia morale ai fatti di cronaca. Un’ampia introduzione del curatore ricostruisce puntualmente le genesi del testo, collocandolo nel percorso di ricerca della pace che ha accompagnato Il mondo cattolico nel corso del «secolo breve».

Esiste una edizione precedente pubblicata nel 1991 con i tipi della San Paolo a cura di Arturo Chiodi e prefazione di Mons. Loris Francesco Capovilla

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Tempo di credere

Tempo di credere

Edizione critica a cura di

Mariangela Maraviglia

 

 

Tempo di credere, terminato da don Primo nella seconda metà del 1940, viene sequestrato per ordine del Ministero della cultura popolare nel marzo 1941 e diffuso in forma clandestina negli anni successivo. E’ una meditazione sull’episodio evangelico dei due discepoli di Emmaus, ma il sequestro indica in modo eloquente che si tratta di una meditazione del tutto particolare. In anni in cui la cultura ufficiale definisce le persone e i popoli in base alla razza e alle alleanze di guerra, Mazzolari definisce la Chiesa come “focolare che non conosce assenze” e dedica il volume “alla legione degli smarriti sempre più vicina al mio povero cuore, sempre più cara al cuore di tutti”: propone dunque il principio dell’accoglienza. Gesù, che si fa uomo e che cammina con l’uomo, restituisce prospettive rinnovate all’intera vicenda umana; la consapevolezza dell’amore donato e condiviso permette di reinventare uno stile di carità che don Primo auspica fermento creativo dell’unità della Chiesa. Gli scriveva con profonda adesione Giancarlo Vigorelli: “Ho letto quasi tutto il tuo libro, che mi è sembrato ed è certo il tuo più carico ed intenso, il più giustamente disperato”.

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Tra l’argine e il bosco

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Pubblicato nel 1938

Non è un libro nato di getto. Raccoglie articoli e scritti vari, già pubblicati in terza pagina di quotidiani cattolici subito dopo l’esperienza pastorale di Cicognara (1921-1932). Sono gli anni che, scrive l’Autore, lo hanno “promosso uomo”, anni ricchi di ineffabili dolori, ma anche di gioie straordinarie. In questo libro abbiamo la più genuina autobiografia di Mazzolari. Le cose e le figure hanno dimensioni del suo cuore e parlano il suo linguaggio.

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Il mio parroco

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Questo libro è pubblicato in occasione di quel costoso passaggio da Cicognara a Bozzolo e fece la sua primissima pubblicazione presso il “suo” editore, Vittorio Gatti di Brescia: Il mio parroco (Confidenze di un povero prete di campagna – giugno 1932). Era un opuscolo di 32 pagine, bella stampa, bella veste tipografica, adatto proprio per farne “omaggio”: era il “biglietto di congedo” che lasciava ai suoi scopai di Cicognara, e insieme il “biglietto di presentazione” ai bozzolesi, dei quali si apprestava ad essere arciprete-parroco delle due parrocchie riunite sotto la sua unica guida.

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La Parola che non passa

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Questi Vangeli domenicali anteriori alla riforma liturgica post-conciliare, contengono le conquiste «teologiche» di almeno quattro opere di Primo Mazzolari: La più bella avventura, Il Samaritano, Tempo di credere, Impegno con Cristo; segnano, in ogni caso, un momento significante della sua ecclesiologia. Sono scritti per i parrocchiani di «fuori» più che per i parrocchiani di Bozzolo; e per dare loro, del cristianesimo, un’idea diversa da quella offerta dalla sua immagine storica.

Le tematiche riguardano tutti i problemi posti dal cristianesimo nell’impatto con il divenire storico e ben lungi dall’essere risolti. Ma la tematica che tutte le riassume e la critica al cristianesimo reale, ossia il tentativo, indiretto, di rifondare l’ecclesiologia.

Siamo di fronte ad un esame di coscienza fatto all’interno di una Chiesa che oggi, come sempre, si trova a dover convivere, o ad allearsi, con sistemi politici lontani dal Vangelo; nel senso che sono essi i primi a considerarla un giocattolo sacro (grillo parlante) per decorare le architetture dei loro palazzi. Mentre dovrebbe essere il medium in quo conosciamo e attuiamo la verità di cui è portatrice e che contesta la storia in tutte le sue maschere; gettando a sfida non il guanto della concorrenza ideologica, come che sia esercitata, ma il suo guanto del martirio.

Prima pubblicazione 1954

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Perché non mi confesso? – La Samaritana – Zaccheo

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Perché non mi confesso? –  E ‘un opuscoletto del 1931, di sole 31 paginette che un’avvertenza in prima pagina spiega essere «destinato alla gioventù studiosa ea quanti non tempo hanno, per le loro occupazioni, di approfondire le grandi verità religiose».

Don Primo lo ha pensato e scritto in forma dialogica di domanda e risposta, interessante ancora oggi per la sua vivacità e sincerità, per la sua attualità. Già allora nell’avvertenza si soggiungeva che l’opuscoletto «Fara del gran bene perché scritto da chi conosce l’anima contemporanea, e sarà la più bella preparazione alla pasqua…».

La samaritana – Uscì a puntate sul settimanale «La festa» di Assisi Diretto da C. Rossi, dal novembre 1941 al 21 marzo 1943.

Zaccheo – (esso pure apparso a puntate su «La festa» di Assisi, dal 18 aprile 1943 in avanti, sotto la rubrica La Parola  che non passa come il precedente), fu curato successivamente un puntate su «Adesso», per la pubblicazione postuma in volume.

Queste due ultime pubblicazioni sono proposte proprio a documentare come si sono confessati questi due strani penitenti: il loro dramma interiore, la loro conversione, la loro testimonianza d’amore.

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