Diario di una primavera

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Presentazione di

Nazzareno Fabbretti

1977

 

Dall’autunno del 1944 alla primavera del 1945 – otto mesi circa – don Primo Mazzolari visse nella propria canonica di Bozzolo.

Ricercato dalle brigate nere, molti lo credettero per tutto quel tempo sui monti coi partigiani. In realtà Il pastore non abbandono mai fisicamente il proprio gregge. Chiuso in una stanza angusta e disagevole, che ha per schermo del mondo una finestra alta un metro e larga ottanta, Egli visse sul quadrante di tre stagioni il dramma di tutto un paese; e più la forzata clausura era dura e rischiosa, più il cuore del sacerdote recluso accolse in profondità le Ispirazioni e i suggerimenti del creato, del tempo, degli uomini vicini e tuttavia lontanissimi.

L’autore del libro più “scottante” che è Stato scritto dai cattolici in Italia sotto il fascismo – Impegno con Cristo – era naturalmente sgradito ai di potenti del momento. Avrebbe dovuto e potuto fuggire molto lontano, più al sicuro che a filo dei tetti delle sua chiesa. Volle invece restare a vivere e pregare – non potendo fare di più senza rischiare inutilmente la vita – con il coloro di cui egli aveva, come parroco, la responsabilità davanti a Dio e agli uomini.

 

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